Gestire il rimedio omeopatico

Informazioni utili durante le cure omeopatiche

I rimedi omeopatici si possono presentare in diverse forme farmaceutiche.

Granuli e globuli

La forma classica è quella in granuli oppure in globuli (ovvero i granuli più piccoli contenuti nei tubi monodose).

Le confezioni di granuli si usano di solito ponendo il tubetto “a testa in giù” e ruotando il tappo o la valvola; ad ogni rotazione corrisponde la fuoriuscita di un granulo; è consigliabile evitare di rompere o forzare la valvola del tubetto, perché, oltre che come dosatore, funziona anche da protezione contro l’umidità e permette di conservare il contenuto più a lungo.

I tubetti vanno conservati distante da fonti di calore e, nei limiti del possibile, da emissioni elettriche ed elettromagnetiche.

È molto utile tenere i rimedi disposti in ordine alfabetico oppure compilare una lista di ciò che si possiede: questo è molto facilitante in caso di consultazione telefonica, soprattutto se c’è un problema urgente.

Consiglio di non gettare un rimedio scaduto a meno che non si disponga di una nuova confezione: i granuli scaduti non possono essere in alcun caso dannosi, tutt’al più meno efficaci, ma in caso di necessità si possono provvisoriamente utilizzare ed è sempre meglio che trovarsi del tutto sprovvisti di ciò che occorre.

Nel corso di una terapia omeopatica, soprattutto a medio o lungo termine, è possibile che venga prescritta la preparazione di una soluzione di granuli in acqua, da conservare in una bottiglietta. Questa preparazione, che può essere fatta in proporzioni variabili decise dal medico e seconda dei casi, viene chiamata convenzionalmente “plus”. La tecnica ottimale di preparazione della plus prevede che la soluzione venga sottoposta a 100 forti scosse (succussioni), procedura che andrebbe idealmente ripetuta ogni volta che la soluzione viene utilizzata.

In questo modo ogni volta che pratichiamo una somministrazione rendiamo il rimedio sempre di poco più potente: in un certo senso, infatti, riproduciamo le tecnica con cui il rimedio omeopatico viene prodotto e potenziato in laboratorio. Questo ci permette, nelle terapie prolungate, di evitare una sorta di “assuefazione” al dosaggio, e di mantenere ottimale l’effetto della cura nel tempo.

Quando la terapia non viene somministrata in plus, è comunque preferibile sciogliere la singola dose di granuli in poca acqua; l’ideale è utilizzare per questo scopo una siringa, che rappresenta un ambiente protetto dalla polvere in cui il rimedio può essere disciolto in una quantità minima di acqua (anche solo 1 cc per tre granuli); la siringa va aperta sfilando lo stantuffo per potervi inserire i granuli all’interno: una volta richiusa la siringa, si aspira la poca acqua necessaria da un bicchiere, e si aspetta che i granuli siano sciolti; la diluizione può essere preparata anche alcune ore prima del momento in cui va utilizzata; è importante agitare la siringa prima di somministrare.

La frequenza delle somministrazioni nelle terapie omeopatiche è estremamente variabile e va decisa caso per caso da chi prescrive: dipende dalle caratteristiche e dallo stato di salute di chi riceve il rimedio, dalla natura delle patologie di cui soffre, e dal tipo di rimedio scelto.

Nei casi acuti in genere si effettuano più somministrazioni nel corso della giornata, arrivando a dare il rimedio anche ogni 20-30 minuti in caso di colica o di reazione allergica, per esempio. In queste situazioni gli effetti di un rimedio ben scelto sono visibili già dopo la prima somministrazione, ma l’azione può essere breve e questo spiega la ripetizione frequente.

La terapia omeopatica spesso è chiamata ad intervenire su problemi cronici, malattie che si sviluppano nell’arco di mesi o anni come per esempio le dermatiti, le epilessie, le forme infiammatorie croniche di stomaco ed intestino, l’insufficienza renale cronica del gatto, le patologie articolari; in questi casi è importante tenere presente che il periodo di cura indicato nella prescrizione dopo la visita omeopatica, è un momento di verifica della risposta del soggetto a quel protocollo di terapia: finito quel periodo, quindi, la terapia non va sospesa, bensì verificata con il prescrittore, per valutare come procedere successivamente; così si farà di volta in volta, con verifiche telefoniche o con visite di controllo, fino a che non venga detto esplicitamente che la cura è finita. Nelle malattie degenerative progressive o in alcune patologie croniche, come per esempio l’epilessia, di solito è necessario mantenere un certo standard di terapia anche a vita, ma spesso si arriva a diradare moltissimo la frequenza delle somministrazioni.

Il contatto regolare tra il veterinario e il proprietario dell’animale, ed i controlli effettuati sull’animale stesso, sono fondamentali per la buona riuscita della terapia. Infatti questo tipo di cura non procede secondo protocolli fissi, bensì viene determinata caso per caso e momento per momento, in base alla risposta individuale del soggetto e alla natura del rimedio scelto.

Quindi ricordate che la durata della terapia indicata in ricetta rappresenta solo un periodo di osservazione, dopo il quale è opportuno mettersi in contatto per stabilire come proseguire.

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