Omeopatia

Informazioni e approfondimenti sull'Omeopatia

Cos’è l’Omeopatia

La Medicina Omeopatica è un metodo diagnostico, clinico e terapeutico codificato da Samuel Hahnemann all’inizio del XIX° secolo .

La Medicina omeopatica si basa sulla prescrizione di sostanze diluite e dinamizzate (vedi: preparazione dei farmaci), sperimentate sull’uomo sano (vedi: sperimentazione dei farmaci) e scelte in base al principio di similitudine (vedi: principio di similitudine).

Non può esistere trattamento omeopatico se non sono rispettate queste tre condizioni; il medico o il veterinario esperti in omeopatia prescrivono un rimedio per volta, e sono dotati della preparazione necessaria per valutarne gli effetti sullo specifico individuo  a cui hanno effettuato la prescrizione.

Se il medico prescrive una specialità composta da più rimedi omeopatici, la terapia non è omeopatica, ma omotossicologica.

Storia

L’omeopatia è nata in Sassonia nella seconda metà del Settecento; ne fu fondatore il medico Christian Samuel Hanhemann, i cui allievi diffusero la disciplina in varie parti del pianeta, tra cui anche l’India, l’Africa ed il Sud America oltre che in buona parte dell’Europa; in Italia l’omeopatia si diffuse tramite alcuni ufficiali medici dell’esercito austriaco, e diventò pratica abituale presso i Reali borboni; nell’Ottocento si crearono varie condotte omeopatiche, farmacie, Scuole e riviste, e in varie città, tra cui Genova, esistevano consultori oppure ospedali omeopatici; queste strutture, che si rivolgevano ad un pubblico ampio e popolare, furono molto attive durante le numerose epidemie di colera che colpirono l’Italia nel diciannovesimo secolo. L’Omeopatia si sviluppò quindi come una medicina popolare e capace di rivolgersi alle più gravi emergenze sanitarie; questa vocazione è tuttora confermata dal suo vasto utilizzo in Paesi come l’India in cui l’emergenza è costante.

Nella prima metà del 900 l’avvento del farmaco di sintesi determinò una notevole crisi della Medicina omeopatica, che però negli ultimi decenni ha suscitato un nuovo e crescente interesse  tra operatori ed utenti: attualmente circa il 20% degli italiani ha avuto almeno un contatto con le terapie non convenzionali  (definite nel mondo anglosassone  CAM: complementary and alternative medicine)

Gli utenti della medicina omeopatica sono in aumento costante a partire dagli anni 90:

1991: 2.5% della popolazione

1994: 4.7% della popolazione

1999: 8.2% della popolazione

(Fonte: ISTAT indagine su condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari)

Cosa determina questo maggiore interesse?

nuove considerazioni indotte dalle moderne ricerche in fisica molecolare: al momento vi sono ricerche ed esperimenti che sembrano fornire indicazioni riguardo ad un possibile meccanismo di azione;

problematiche iatrogene che si vanno evidenziando: molti farmaci chimici, soprattutto se usati per periodi prolungati nelle malattie croniche, producono effetti collaterali, spesso richiedendo la somministrazione di ulteriori farmaci e provocando così una sorta di circolo vizioso; alcuni ricercatori indipendenti hanno evidenziato da parte delle case farmaceutiche una tendenza a minimizzare le reazioni avverse nella pubblicazione di studi clinici sui farmaci (vedere appendice a piè di pagina);

riduzione di efficacia di alcuni farmaci: le terapie antibiotiche sono soggette a riduzione di efficacia a causa di fenomeni sempre più radicati di resistenza da parte della maggior parte dei batteri; per questo motivo è importante, come segnalato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità, utilizzare gli antibiotici in modo oculato, solo quando sono effettivamente necessari, sempre a dosi adeguate, ed evitando di effettuare interruzioni inappropriate; non è opportuno utilizzare antibiotici per patologie lievi o per malattie, come quelle virali, che non sono sensibili agli effetti di questa categoria di farmaci;

necessità di un rapporto più profondo e personale con il terapeuta: sia il medico che il veterinario esperto in omeopatia (o altra disciplina non convenzionale) rivolgono al paziente un approccio globale, interessandosi in modo esteso di problematiche alimentari, comportamentali, di ogni aspetto dello stile di vita; questo modo di procedere è finalizzato al benessere ed alla qualità di vita, e talvolta permette di risolvere alcuni problemi anche senza fare ricorso alla somministrazione di terapie;

istanza di minore contaminazione chimica: il medicinale omeopatico è ecologico e non determina dispersione di scorie inquinanti nell’ambiente; il suo uso nell’allevamento zootecnico non da luogo a presenza di residui nelle carni e negli alimenti di origine animale.

Sono attivi una Commissione del Parlamento europeo ed un osservatorio dell’OMS che si occupano di censire, regolamentare ed armonizzare le attività di CAM nei diversi Paesi

Attualmente esistono situazioni molto difformi; in Francia l’omeopatia è rimborsata dal SSN; nel Regno Unito la Faculty of Homeopathy è riconosciuta dal Governo e rilascia titoli di due livelli che abilitano alla pratica clinica

La Commissione europea nel 97 ha emanato una disposizione che indica la terapia omeopatica come prioritaria negli allevamenti che si vogliano certificare biologici

L’omeopatia veterinaria in Italia è un atto medico, per effetto di una delibera fnovi del settembre 2005

Questo principio è stato ulteriormente ribadito con la compilazione dell’ articolo 30 del nuovo codice deontologico della professione veterinaria

In riferimento al codice deontologico:

Protezione della comunità dai danni derivanti da derrate alimentari

Promozione di benessere e rispetto per l’animale

Comportamento secondo scienza e coscienza

Dovere di indipendenza intellettuale

Dovere di competenza

Dovere di tutela

L’atto medico compiuto dal veterinario omeopata guarda in modo ampio al benessere dell’animale ed alla qualità della sua relazione con il contesto in cui vive.

Il veterinario omeopata si accosta al paziente con l’intenzione di operare un procedimento prescritto dalla dottrina omeopatica sin dalle sue origini: eliminare gli ostacoli alla guarigione.

Il concetto omeopatico di salute quindi prevede il migliore sviluppo della personalità compatibile con il contesto di vita, a favore del massimo grado di benessere ottenibile.

Il veterinario omeopata quindi deve possedere nozioni fondamentali di etologia e medicina comportamentale.

Infatti la prescrizione di un farmaco omeopatico è solo il punto di arrivo di un percorso che prevede una approfondita comprensione della natura di ogni animale e di ciò che lo ha condotto a manifestare una patologia.

Naturalmente esistono sintomi e patologie inguaribili: in questo caso il lavoro dell’omeopata consiste nel cercare di fornire un aiuto perché l’individuo possa utilizzare al meglio le sue risorse per trovare un equilibrio COMPATIBILE con le circostanze.

Una buona qualità di vita è per noi un obiettivo primario.

Si può dire che una terapia è OMEOPATICA solo se viene prescritta in base a tre principi fondamentali:

dose infinitesimale:  utilizziamo sostanze provenienti dal regno minerale, vegetale ed animale; esistono anche rimedi preparati a partire da ceppi batterici o virali, nonché da secrezioni o escrezioni patologiche; macerazione in alcool (vegetali e animali) o triturazione in lattosio (minerali) danno luogo alla tintura madre o al ceppo  base per la preparazione omeopatica: questi vengono poi sottoposti a successivi passaggi di diluizione ed a succussioni secondo un procedimento codificato  dalle farmacopee internazionali, arrivando a realizzare una preparazione in cui, con un esame spettrofotometrico, non è possibile rintracciare la molecola di partenza; in questo modo, tra l’altro, si evita qualsiasi forma di tossicità o di reazione allergica

prescrizione di un  farmaco sperimentato sull’individuo sano: tutte le sostanze, per diventare un medicamento omeopatico,  devono essere sperimentate su individui sani secondo un preciso protocollo; la sperimentazione induce nell’individuo sano la comparsa  di numerosi segni e sintomi,  riguardanti sia la condizione fisica che quella mentale del soggetto, che vengono trascritti dettagliatamente e vanno a formare la materia medica omeopatica, ovvero il testo all’interno del quale cerchiamo sintomi simili a quelli del paziente che dobbiamo curare

prescrizione in base al principio di similitudine (similia similibus curantur):  la prescrizione omeopatica consiste nella ricerca del medicamento che nel corso della sperimentazione abbia fatto osservare sintomi il più possibile simili a quelli che dobbiamo curare nel nostro paziente: mettiamo in atto una interpolazione tra le caratteristiche del medicamento contenute nella materia medica e le caratteristiche del paziente raccolte attraverso l’anamnesi e per osservazione diretta. Pertanto la prescrizione omeopatica è sempre individualizzata e richiede un approccio anamnestico e semeiotico approfondito (diverso nell’acuto e nel cronico).

Un esempio molto semplice per capire come sia possibile scegliere il farmaco omeopatico per un animale:

Arsenicum album: ossessivo  mania per l’ordine

Gatto Piru Piru: dorme e mangia solo in posti e ad ore precisi, se la ciotola è spostata piuttosto salta il pasto

Arsenicum album: irrequieto, si muove con fretta

Piru Piru: da cucciolo non dormiva MAI; si sposta sempre correndo

Arsenicum album: ipocondriaco, ha paura di morire

Piru Piru: per un graffio si comporta come fosse in agonia

Arsenicum album: paura di stare solo, ma non vuole che gli si avvicinino

Piru Piru: si conforta facendo “la sciarpa” al padrone, ma non si lascia afferrare

Il metodo omeopatico quindi comporta:

• osservazione dell’animale

• ascolto approfondito della narrazione del proprietario

• studio della materia medica

• prescrizione del rimedio più simile

Come si comporta l’Omeopata

Il terapeuta consapevole sceglie se utilizzare l’omeopatia come terapia complementare o terapia alternativa a seconda delle circostanze.

Tutte le patologie possono essere curate con l’omeopatia, ovvero potremo sempre FORNIRE UN AIUTO OMEOPATICO al nostro paziente  PER RENDERE OTTIMALE LA REAZIONE DELL’ORGANISMO alla malattia e migliorare il suo stato di salute; ma in molti casi la terapia omeopatica da sola può portare alla guarigione, cioè può portare alla migliore condizione di equilibrio psicofisico compatibile con lo stato lesionale dell’individuo

Quattro luoghi comuni…

L’Omeopatia è effetto placebo…

L’Omeopatia va bene solo per patologie lievi…

L’Omeopatia è lenta…

L’Omeopatia è costosa…

Come si diventa veterinario omeopata

Per la legge italiana, attualmente, ogni laureato in medicina veterinaria può prescrivere un farmaco omeopatico ad animali.

Ma essere omeopata richiede una approfondita conoscenza del metodo terapeutico e di  ogni sua implicazione: il percorso formativo in base al quale il veterinario omeopata può definirsi “esperto”prevede  un corso minimo triennale con monte ore di 360 o superiore, più almeno 140 ore di pratica clinica. In Italia al momento non esistono corsi universitari così formulati, ma ottime Scuole private dotate di curricula pluridecennali.

Appendice

Trial randomizzati ed eventi avversi: è necessaria una svolta

I trial randomizzati danno il giusto rilievo ai rischi legati agli interventi sanitari esaminati? Le autrici e gli autori di uno studio francese hanno cercato di rispondere a tale quesito esaminando i trial randomizzati controllati (RCT) pubblicati nel corso del 2006 su sei riviste generaliste con elevato impact factor: New England Journal of Medicine, Lancet, JAMA, BMJ, Annals of Internal Medicine, e PloS Medicine.
Nell’88,7% dei 133 articoli originali si faceva riferimento a eventi avversi; nel 27,1% non veniva fornita alcuna informazione sugli eventi avversi severi e nel 47.4% non si faceva alcune menzione del ritiro delle pazienti e dei pazienti dagli studi a causa di eventi avversi: dato riportato esplicitamente solo nel 13% degli articoli esaminati.

La conclusione è che gli eventi avversi continuano a latitare negli RCT e trovano sufficiente spazio solo nei casi clinici e negli studi non randomizzati.
Quali le cause? John PA Ioannidis, dell’Università greca di Ioannina, nell’editoriale dedicato all’articolo, propone una serie di spiegazioni:
– la sottovalutazione o mancata considerazione degli eventi avversi fin dal disegno dello studio;
– la raccolta parziale, distorta, limitata o assente delle segnalazioni di eventi avversi nel corso dello studio;
– una sorta di censura delle prove relative ai danni.

Nella segnalazione dei danni è particolarmente insidioso il fenomeno della distorsione, una manipolazione che può andare in due direzioni opposte: la forzata evidenziazione di danni, allo scopo di creare panico, e il tentativo di nascondere sotto il tappeto l’esistenza di eventuali rischi. “Una distorsione che può arrivare a ignorare volontariamente le evidenze, come nei casi del Vioxx e del Neurontin”, dice Ioannidis; “in questi casi”, continua, “le esigenze di marketing hanno il sopravvento rispetto all’accuratezza scientifica e alla prudenza clinica”.
E’ arrivato dunque il momento di imprimere una svolta al modo di concepire i trial randomizzati controllati, e di dare il giusto spazio anche ai rischi e ai danni legati agli interventi medici, oltre che alla loro efficacia.

Fonte
Pitrou I, Boutron I, Ahmad N, Ravaud Ph. Reporting of safety results in published reports of randomized controlled trials. Arch Intern Med 2009; 169(19):1756-61.
Ioannidis JPA. Adverse events in randomized trials: neglected, restricted, distorted, and silenced. Arch Intern Med. 2009;169(19):1737-1739.

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